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Vecchio 25.02.2014, 21:28
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Roxas - 1° posto
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Buttò qualche rametto secco sul fuoco. Era la sera del primo giorno di marcia. Aveva lasciato La Città solo quella mattina, ma sembrava già che fossero passati degli anni. Qualche minuto dopo era seppellito dietro una mappa dei Regni Limitrofi e seguiva un percorso con il dito. La strada era lunga ed le tappe in luoghi conosciuti non erano più di un paio. Ripiegò la mappa e sospirò. Sarebbe stata dura, questo era indubbio. L’odore di pane abbrustolito gli giunse alle narici. Forse accendere un fuoco non era stata una così buona idea. Se qualcuno là intorno non si era ancora accorto della sua presenza questo l’avrebbe di certo messo sull’avviso. Pensava agli animali feroci, ma anche ad eventuali abitanti della foresta; e poteva esserci perfino qualche goblin fuori zona. Sospirò. Ormai il danno era fatto. Addentò il pane.
Per domattina mi aspetto di trovarmi tutti i pericoli della zona qua intorno, come falene intorno ad una lanterna.
Si sdraiò sulla coperta. Brandelli di cielo brillavano tra la rete nera dei rami. Aveva le palpebre pesanti. L’odore della legna bruciata gli stuzzicava piacevolmente le narici. Per un attimo pensò che sarebbe stato bello essere in gita di piacere, lui e la sua gilda. Ma il compito andava portato a termine da solo. Chiuse gli occhi.
Il risveglio non fu dei migliori. Era tardi, il sole alto nel cielo. Le braci del fuoco erano quasi del tutto spente. Raccolse la bisaccia e si incamminò. Intrecciandosi, i rami degli alberi formavano una cupola verde che lasciava trapelare un raggio di sole, caldo e piacevole. L’erba sotto i suoi piedi era folta, verde, trapunta di piccoli fiori colorati e ancora umida di rugiada. Gli uccellini cinguettavano tra le fronde, quasi rispondendo al suo allegro fischiettare.
Vedeva già Kalka Nadd, in lontananza, stagliarsi prorompente all’orizzonte. Kalka Nadd. In elfico <<grande città>>.
La più grande città della foresta e forse dei Regni Limitrofi. Un grande centro, dove arriva gente di tutte etnie, da tutti gli angoli della foresta: goblin, uomini, elfi oscuri, nani. Non sempre brava gente, anzi. Un bel po’ losco, come posto. Però se vuoi sapere qualcosa è il posto giusto. Basta pagare e ottieni tutte le informazioni che ti servono. Tutto ha un prezzo a Kalka Nadd.
Si trovava all’entrata di un’immensa radura, completamente occupata da una città enorme. Sebbene la serata estiva fosse molto calda, il fumo si levava alto da comignoli e camini. Tutte le numerose finestre erano illuminate, e il rumore della gente intenta a fare baldoria arrivava fino in strada. La gente che vagava per le strade era in gran parte ubriaca, sporca e maleodorante, e non si vedeva l’ombra di una persona rispettabile: che si trattasse di elfi, gnomi, demoni, orchi, a lui sembravano tutti briganti, assassini, taglieggiatori. Si guardò intorno, nervoso. Giunse alla porta di quella che sembrava una locanda dall’aria equivoca. Alzò gli occhi verso la vecchia insegna di legno tarlato. Stando alle cifre runiche sbiadite, si trovava di fronte alla taverna dell’Aquila Nera. Si chiese quanti tra gli avventori abituali di quel luogo fossero in grado di leggere le lettere runiche. Dall’interno provenivano risatacce, canti di ubriachi, voci concitate ed un gran tintinnio di bicchieri, forse anche i rumori di una rissa. Ma ormai aveva deciso. Spinse la porta, che si aprì con un cigolio, e mosse qualche incerto passo all’interno, lasciandola sbattere alle sue spalle. Una zaffata puzzolente lo colpì al naso appena ebbe messo piede all’interno. L’ambiente della locanda era buio, illuminato a malapena da lumi ad olio appesi al soffitto. Nonostante il caldo soffocante, in un angolo scoppiettava un caminetto acceso; l’aria era viziata. Al bancone, avvistò gli uomini che cercava, intabarrati nei pastrani. Era più alti più o meno quanto lui, ma loro erano uomini maturi, lui appena un ragazzo. Il più alto sfiorava il metro e ottantacinque, il più basso era circa un metro e settanta. Erano avvolti in sdruciti pastrani da viaggio di tela marrone, e i cappucci nascondevano i loro volti quasi per intero, ma riuscì ad intravedere in controluce i loro profili di uomini delle foreste.
- Sei tu?- chiese il più alto, con una voce bassa e molto virile. Ricevette un cenno di assenso come risposta.
- Ne parliamo,- intervenne il secondo uomo. –Prendiamo da bere
Quasi in risposta a quest’ultima affermazione, uno gnomo si sporse al bancone strofinando un boccale con una pezza unticcia. Era alto circa un metro e cinquanta, con la pelle color del bronzo, i capelli neri raccolti in una coda e gli occhi verdissimi. Portava pantaloni avana a mezzo polpaccio, una camicia lurida che un tempo doveva esser stata banca e un gilet di pelle.
- Allora, ragazzi, che prendiamo?- chiese allegro, sbattendo il boccale sul bancone.
L’uomo alto si rivolse al ragazzo. – Paghi tu, - disse. Non era una domanda.
Lui annuì in silenzio. – Io una birra, - disse, rivolto al giovane oste. – Voi?
- Due birra ed un boccale di acquanera, - completò l’uomo.
- Subito -. Lo gnomo al bancone scomparve dalla loro visuale per tornare dopo un attimo con quattro boccali di birra scura ed uno pieno di un denso liquore nero, dal quale si levava un sottile fumo. Li posò sul bancone.
Il giovane frugò un attimo nei pantaloni e buttò sul bancone tre monete d’oro. Poi, seguendo i due mortali, prese con cautela il boccale colmo di birra gelida, badando a non farla traboccare, e attraversò la sala fino ad un tavolone di legno con cinque sedie. Appoggiò le labbra sull’orlo sbreccato del boccale e mando giù un piccolo sorso di birra. Non era affatto male, ma lui non era abituato a bere alcolici, aveva solo assaggiato un goccio di ambrion, qualche volta. E l’ambiente continuava a non piacergli. Tornò con lo sguardo sui due uomini, seduti in silenzio un po’ discosti da lui.
- Allora, parliamo – sentenziò quello a destra. – Che vorreste sapere?
- Una cosa semplicissima, Ferlandan. – rispose Roxas. – Cerco Nefzen.
- Ferlandan sorrise, un sorriso sinistro. – Chissà, - mormorò. – Mi serve qualche particolare. E poi lo sai, la mia memoria non è più quella di una volta.
Roxas sbuffò rumorosamente. – Piantala con questa farsa, Ferlandan. Ti conosco, ormai. Trasse da sotto la mantella alcune monete d’oro zecchino e le buttò sul tavolo. – Bastano queste per farti tornare la memoria?
- Per la memoria, sì -. Ferlandan fece un rapido cenno al compare, che si affrettò ad intascare.. Si udì un tintinnio di monete sul fondo di una scarsella già parecchio piena. – Ma vedi, vecchio mio, ci sarebbe ancora un piccolo problema.
- E sarebbe?- Sospirò Roxas.
- Sarebbe che io ci tengo alla tua pelle. Come posso essere sicuro che tu cerchi Paus Nefzen animato da buoni propositi? Lo sai anche tu, arrivare fino a lui è rischioso.
Roxas era allibito da tanta falsità: era più che evidente che all’uomo non interessava tanto la morale, ma solo il guadagno.
- Benissimo. - Disse a denti stretti. – Ora arrivano le garanzie.
Il ragazzo si tolse gli orecchini e li posò sul tavolo.
- Ecco, - disse. – Sono questi.
L’uomo a sinistra li prese e li esaminò a lungo, alla luce fioca dei moccoli. Infine si rivolse a Ferlandan.
- Oro puro al cento per cento, molto ben lavorato, a mano. Davvero di ottima fattura. Roba da elfi, del resto, roba da signori. Te li potrei quotare molto bene. Diciamo che per trecento soldi sono venduti ad un terzo del loro valore effettivo, - annunciò, in tono da esperto.
Ferlandan sfoderò un sorriso soddisfatto, scoprendo i denti ingialliti. – Molto bene, ragazzo, ci hai dato abbastanza prove della tua buona fede, - decise. – Vediamo cosa posso fare per te.
Roxas ricevette delle spiegazioni così dettagliate, che non aveva margine d’errore. Sapeva qual era la strada ed ora l’aveva ben fissa in mente. A nord. Verso Cascata delle Fate.
- Non so come ringraz…
- Non devi essere tu a ringraziare, piccolo, - sorrise l’uomo alla sinistra. E’ stato uno scambio alla pari. È una soddisfazione fare affari con te.
Ferlandan diede in una risataccia. – Ti vendi proprio male, giovanotto, - osservò. – Per quei bei gingillini d’oro, altro che informazioni avremmo dovuto darti.
- Va bene, ma ora devo proprio andare. Devo ripartire subito, sono di fretta.
Scappò via da quel postaccio, lasciandosi alle spalle l’ambiente fumoso e affollato. Riprese il cammino, assorto nei pensieri. Ormai era giunto fino a lì, non poteva tornare indietro. Non poteva. Giunse ad una sorgente. L’acqua, opaca, sgorgava da una stretta fessura in un’alta parete rocciosa, andando a raccogliersi in una pozza stagnante dalla quale partivano miseri rivoletti. Seppure non limpida, l’acqua c’era; sgorgava dalla roccia in uno zampillo crosciante, e tanto bastava. Se ne rallegrò, perché era assetato e la sua borraccia che aveva scordato di riempire era quasi vuota. Appoggiò la bisaccia in terra, si sporse con cautela verso lo zampillo e raccolse un po’ d’acqua nelle mani a coppa. Puzzava un po’ di zolfo, ma Roxas si bagnò le labbra e decise che, nonostante l’odore, era buona. Riempì la borraccia finchè ce ne stava, la tappò, la rimise nel bagaglio. Poi si accostò ancora alla fonte, e bevve a sazietà di quell’acqua maleodorante ma fresca, e si ritirò solo quando ebbe tutti i capelli ed i vestiti bagnati per gli schizzi. Ma quando si voltò a riprendere il bagaglio sobbalzò, trattenendo il fiato; si era infatti ritrovato una lancia puntata alla gola. Alzò lo sguardo, con cautela, per vedere chi lo minacciava; e di nuovo il cuore gli fece un salto nel etto. L’arma che lo minacciava era infatti impugnata da quello che sembrava un lama, ma al posto degli zoccoli anteriori aveva delle mani, e si reggeva in piedi con gli zoccoli.
- Accidenti, - imprecò il giovane a mezza voce, allungando pian piano una mano verso il cinturone per prendere la spada. Se fosse riuscito ad afferrare l’arma, avrebbe anche potuto salvarsi da quella situazione spinosa; ma era solo, e quell’essere avrebbe potuto fargli quel che voleva. Cosa alla quale preferiva non pensare.
L’essere peloso che lo minacciava accostò la lancia fino a sfiorargli la pelle nuda, quasi cercando il punto dove colpire, ma le dita di Roxas avevano già raggiunto l’elsa della spada, la stringevano, e il ragazzo sentì una nuova forza rifluirgli nelle vene e la paura sparire per fare posto ad un solido coraggio. Balzò su con un guizzo, snudando la spada. Il peloso che lo teneva sotto tiro lanciò un’imprecazione incomprensibile e gli scagliò contro la lancia, ma Roxas si abbassò, rapidissimo, e schivato il colpo tornò su con un salto. Ora lui era armato, mentre il suo avversario no. Notevole vantaggio. Si lanciò contro quella specie di lama; lui rispose portando la testa all’indietro, e Roxas per un momento rimase perplesso, ma tornò alla carica. Ma ad un tratto la bestia fiondò il capo in avanti, verso di lui, e sputò un liquido appiccicoso addosso al ragazzo. Non riusciva nemmeno a muoversi ora, era come bloccato da quella gelatina, dalla testa fino ai piedi.
All’improvviso, quello che sembrava un ragazzo, ma con vestiti femminili, fece capolino sulla scena, uscendo da dietro un albero.
- Bene bene, chi abbiamo qui?- chiese. –
Il lama rispose con un grugnito alla domanda, e il nuovo arrivato si rivolse proprio a lui.
- Bravo, Setesh, l’hai preso che è ancora vivo. Per ora. Il capo sarà felice di sapere che lo abbiamo preso. Era così in pensiero per questo inutile problema. Anche se ha ragione lui, mai sottovalutare i dettagli più insignificanti.
La bestia farfugliò qualcosa, probabilmente in una lingua sconosciuta. A Roxas parve di udire “Nabbo”. Lui recitò mentalmente le sue preghiere.
Il tizio effeminato continuò a parlare. – Ora ci tocca portarlo fino là, accidentaccio. Il lavoro sporco comincia ora. Alzò una bastone in aria, stretto nella mano destra, in sua direzione. Poi, non vide più niente

Quando si risvegliò, tutto il mondo era capovolto. La nuca gli doleva per la botta presa. Aveva le mani legate. Cercò di muoversi, ancora confuso, e realizzò di essere appeso a testa in giù ad una trave. Si trovava in un’angusta stanza luminosa a base quadrata. Il pavimento era di terra battuta, coperto alla meglio da stuoie, e la finestra era un semplice foro tondeggiante. Riusciva a vedere le grate della porta. Qualcuno lo venne a prendere. Era la bestia che l’avevo bloccato precedentemente.
Ancora lui, accidenti. Se solo potessi…
Roxas cercò di parlargli, di chiedergli dove lo avessero portato. Nessuna risposta. Il lama lo caricò in spalla per una decina minuti, camminando attraverso un reticolo di viuzze illuminate a malapena. Giunse in un grande salone, decorato come una sala reale, e buttò Roxas al centro di esso. Quest’ultimo si mise in ginocchio e squadrò il luogo in cui si trovava. Su una parete, erano appese milioni di chiavi. Non chiavi normali, no. Chiavi del sesto Dungeon. Finalmente capiva perché erano così rare e ricercate. Era lui, a fabbricarle. Sulla parete opposta, vi erano varie porte. Su di una vi era scritto “Sitter”, su un’altra “Sfruttatore di schede FW”, e altre decine ancora.
Davanti a lui, si stagliava una figura possente, seduta su un trono d’oro. Era vestito di abiti regali, con una corona che emanava una luce accecante sulla testa. Teneva in mano un martello gigantesco, che recava la scritta “BanHammer”. Alla sua sinistra ed alla sua destra Roxas rivide i due che lo avevano catturato vicino al torrente. Facevano ondeggiare lunghe foglie di palma in direzione di quel gigantesco uomo, per fargli vento. Quest’ultimo si rivolse al ragazzo effeminato.
- Gully, hai fatto un buon lavoro. Era proprio la seccatura che cercavo, ed è anche viva.
- Omaggi, grande Paus,- rispose lui.
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Vecchio 25.02.2014, 21:29
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Van - 2°posto
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Tema: La mia avventura. - Van 20/01/2013 Sono ormai un avventuriero da tanti, tanti anni. La scorsa estate, io e la mia gilda siamo stati al Lago di Burg, nella cittadina di Gfimmera, per affrontare il drago Franco. Franco era un drago alto, snello e verde, fra le sue caratteristiche di drago, c'era quella che ti diceva sempre, sempre le cose in faccia. C'era una leggenda in paese sul drago Franco, che girava ormai da anni, ovvero che tenesse in ostaggio una bellissima principessa, e che il Re di Gfimmera, Akmer II avrebbe ricompensato gli avventurieri che gli avrebbero portato indietro la testa del drago Franco e su figlia, questa però tutta intera e non necessariamente in quest'ordine, credo. Quel giorno ci buttammo a flotte dentro il Lago di Burg alla ricerca della grotta sotterranea dove si diceva vivesse il drago Franco con il suo ostaggio. Arrivammo è ad attenderci c'erano i resti del povero drago Franco e della principessa Berta. Venne fuori che la leggenda del drago Franco aveva duecento anni, e che fù il fratello minore di Berta, Akmer III ad aver commissionato il suo rapimento complottando col drago Franco, al tempo esponente di spicco dell'anonima sequestri. Il patto era di creare una leggenda per mascherare l'omicidio della sorella, ma una volta che i due, Franco e Akmer III, raggiunsero, insieme all'ostaggio, la grotta dentro il lago, si udirono due spari, era il principino Akmer III, che estraendo una 44 Magnum da dietro la schiena freddò l'amico non appena questo distolse lo sguardo con un colpo dritto dietro la nuca, per poi spostare il mirino sulla sorella Berta, che inerme poiché legata e imbavagliata, implorava pietà a suon di mugugni. Ma il fratello, fretto come il ghiaccio, gli strappò via la vita, con un colpo in mezzo agli occhi, detonato senza battere ciglio. I cervelli dei due si confondevano nelle pareti e nel pavimento della grotta. La verità sarebbe venuta a galla solo cinquant'anni dopo, quando Akmer III, sul letto di morte, confesso ai suoi figli, alle sue guardie, alla sua servitù, al suo prete, l'orrendo crimine. Che in ogni caso non avrebbe pagato in vita, essendo stata la cittadina di Gfimmera una monarchia assoluta. "Essendo stata", perché non appena cinque anni dopo, nella cittadina comandata dal Re Akmer IV, ci fù una rivolta, la stirpe degli Akmer fu' estirpata, e a ben vedere oggi, a un secolo e mezzo da allora, non esiste più nemmeno il castello, che è stato sostituito da un centro commerciale. Dice che è più utile, dice che li ci si trova tutto, dice che da quando c'è la globalizzazione è vero che i prezzi sono calati, ma non c'è più lavoro per noi cittadini di Gfimmera, che era meglio quando c'era Franco, che sì chiedeva il pizzo e rapiva la gente, la almeno c'era il pane. Il pane. Il pane. La prossima volta io e la mia gilda ci informeremo meglio su dove andare a fare quest. Fine.
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Vecchio 25.02.2014, 21:29
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Sfregiata - 3°posto
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Sfregiata è un Nano della dinastia di Durin, figlio di Glóin e membro della Compagnia dei Veterani dal 2013. In seguito viene chiamato "Nemico degli Elfi" per via del profondo odio che lo lega all'elfo Famesh. Sfregiata porta con sé un'ascia, un'arma pericolosissima che brandisce con destrezza. In seguito Glóin, suo padre, gli dona la propria ascia.

Nato nell'anno 1879 della Terza Era, nel 1941 vive con suo padre a P***o. Nel 2013 entra nella Compagnia dei Veterani. Durante il viaggio affronta la dura prova di sopportare Famesh che odiava già da quando ancora infestava il forum.

Rimane talmente impressionato dalla bellezza, affabilità e comprensione di Roxas che osa chiederle in dono un suo capello. L'elfa, fra lo stupore di tutti i presenti, acconsente, donandogliene ben tre. Per questo motivo Sfregiata viene anche chiamato "Portatore della Ciocca", perché fa incastonare i capelli di Roxas in un cristallo di rocca.

Si dimostra intrepido e risoluto in battaglia. Nello scontro contro i Peccatori salva la vita a Gully, e vince una strana gara con Famesh per chi resta in vetta più a lungo.

Durante la sua permanenza nei Veterani prende parte a tutte le battaglie della Guerra all'Aiuto Raid, diventa ufficiale della Compagnia dei Veterani e finalmente si libera del suo acerrimo nemico. Secondo quanto afferma il Libro Rosso, nell'anno 120 della Quarta Era abbandona definitivamente il gioco ed i Veterani a causa della caduta dei server e dell'inevitabile fine del mondo conosciuto.
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Vecchio 26.02.2014, 15:21
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Ugonati Marco - premio Ugonati
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Ciao be la storia del mio pg nasce da un mio amico qui mi aveva detto di iscrivermi a questo gioco e l'ho fatto. Inizialmente non ci capivo molto mentre ora grazie a questo gioco ho fatto un bel po di amici!!! Be ho creato ugonati marco io e il mio amico frenky85 abbiamo sempre cambiato gilda insieme partendo dalla gioda The Renegade, e poi siamo andati nei Panda Killers dove sono arrivato fino a liv 90 e poi mi anno cacciato. Allora io nn sono rimasto con le mani in tasca e ho deciso di creare una gilda tutta mia la Brutale gilda ma sfortunatamente le cose non andarano bene perche avevo messo per sbaglio uno pg della gilda lider e lui non mi diese piu il posto a me da lider dunque la gilda fu sciolta perche tutti ce ne andammo. Allora io ho fatto richiesta di entrare nella gilda Shakes Giorl e da li a liv 100 me ne andai perche e era una gioda poco attiva. Finalmente decisi di creare un' altra gioda quella attuale I Nuovi SuperEroi. Ora le cose qui vanno alla grande e spero che un giorno questa gilda diventi la piu forte arrivando nella Top della classifica.

Be spero che qualcosa si sia capita della mia gilda e spero anche che sia la vincente !!!! =)

Ciao ugonati marco s2
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